Cittadini per Trieste

Autoporto Fernetti: siamo alle solite

Articoli / Comunicati del Cons. Uberto FORTUNA DROSSI
| Autore redazione 06 Gen 2008 - 00:29

Colgo lo spunto per fare alcune riflessioni sulla vicenda dell’acquisto delle quote dell’Autoporto di Fernetti da parte dell’Autorità Portuale che ne vuole fare una area logistica retroportuale:


il comportamento non collaborativo di tutti gli altri enti, esclusa la Provincia, dimostra che i loro vertici sono ancorati unicamente alle logiche del piccolo orticello di casa. In questi ultimi anni non c’è giorno che rappresentanti di enti, politici ed ex non siano colti dal bisogno sempre più frequente di esprimere pubblicamente delle analisi socio/economiche dell’area giuliana; per la verità si è parlato di malattia e di potenzialità per superala, ma fino ad oggi non intravedo la terapia. Certo, tutti esprimono ottimismo e unità d’intenti nel lanciare Trieste nel centro del sistema europeo orientale, senza rendersi conto che le prerogative di questo momento storico durano l’istante di un buongiorno. E’ arrivato il momento di dare una spinta immediata al crinale di una città che è sempre a cavallo tra un passato che non passa e un futuro che non arriva. Purtroppo nella concretezza dei fatti i progetti proposti rischiano sempre di naufragare perché ci sono troppe eccezioni o veti da parte dei centri di potere, che non ne hanno potuto dare la loro paternità; questo accade perché non è mai stato condiviso un progetto organico di sviluppo della città, inserendone elementi puntuali, e che lo stesso non fosse limitato nella sua esecuzione a quello di un mandato di un Sindaco. Un esempio eloquente è la Barcellona di oggi, che è il risultato di un progetto per il quale cinque amministrazioni politiche si sono succedute mantenendone i criteri definiti ventotto anni fa. Nel progetto puntuale di Trieste, la condizione sine qua non è definire la priorità su cui puntare lo sviluppo, il resto viene tutto dopo; in questo caso il porto e l’industria scientifica dovrebbero essere gli aspetti prioritari, quindi ogni iniziativa intrapresa in questo campo dovrebbe seguire la logica d’azione della “manu militari”. Trieste non può affrontare la vita con quel fatalismo che l’ha distinta per la sua passività; oggi il suo destino se lo deve costruire con decisione e coraggio. La politica deve dare risposte veloci e funzionali a risolvere le cose, altrimenti i buoni intenti, tanto pubblicizzati, diventano come il canto della sirena: un inganno. Troppe volte abbiamo deluso e fatto fuggire degli imprenditori e i pochi che sono rimasti lo hanno fatto perché Trieste, nonostante sia una città che ti accoglie a braccia aperte ma non le chiude mai, pazientemente sperano nell’arrivo di una nuova classe dirigente intraprendente e pragmatica. Oggi bisogna avere l’ambizione, la mentalità e la struttura socioeconomica di area metropolitana per pretendere di essere città capitale dell’Euroregione. Non c’è tempo da perdere: la crescita è fondamentale per non decrescere, pertanto bisogna offrire qualità intesa in tutto il suo complesso, che va dai servizi alla qualità della vita, perché altrimenti il vantaggio della sua collocazione geografica svanisce. Morale della favola: la vicenda dell’acquisto delle quote azionarie dell’autoporto di Fernetti è un esempio che l’unità di intenti, tanto proclamata da tutti, per lo sviluppo della città, è l’ennesima prova che siamo arrivati al rischio d’implosione.

Uberto Fortuna Drossi



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